Il mondo che abbiamo immaginato!!!
[… Immaginate che non ci siano patrie,… Immaginate tutta la gente, che vive la vita in pace, Immaginate che non ci siano proprietà, Immaginate tutta le gente condividere tutto il mondo …] Purtroppo il mondo non è quello immaginato da John Lennon ma che ci piaccia o no, il mondo è globale!
Il mondo globale è un dato di fatto e ha coinvolto molti aspetti sociali, politici ed economici dell’Italia che non sempre ha reagito in maniera adeguata alle provocazioni messe in atto dal sistema
- L’energia. I gasdotti e gli oleodotti che trasportano enormi quantità di metano e petrolio da una parte all’altra del mondo, attraversano diverse nazioni e consentono la ricchezza dei Paesi destinatari. Spesso invece i Paesi produttori di queste risorse sono estremamente poveri e i loro cittadini costretti a vivere in una continue lotte civili. L’Italia importa più del 90% di metano e petrolio e insieme queste due fonti rappresentano il 70% dell’energia consumata. Tradotto questo significa che ad oggi, nonostante tutti gli investimenti fatti nelle rinnovabili, l’Italia senza il metano e il petrolio sarebbe una nazione povera dove non sarebbe neanche garantita la sopravvivenza delle persone. La fattibilità di progetti per ridurre il consumo delle fonti fossili è analizzata negli articoli che riguardano l’energia e l’ambiente, ma ad oggi questa è la situazione. La suddetta dipendenza obbliga l’Italia ad adottare tutte le misure al fine di garantire che queste risorse siano sempre disponibili, in qualsiasi periodo dell’anno e ad un costo accessibile per i cittadini. Per ora la maggior parte del metano proviene dalla Russia creando una sorta di dipendenza energetica. Per bilanciare questa condizione oligopolistica della Russia, l’Europa e quindi anche l’Italia ha investito sulla costruzione della TAP (Trans-Adriatic Pipeline) un metanodotto di 870 km che dal Mar Caspio trasporta circa 10 miliardi di metri cubi all’anno di gas naturale. È alquanto irragionevole presupporre che l’Italia non faccia parte di questi progetti. È altrettanto incomprensibile che qualcuno non ne accetti l’impatto ambientale visto che è un normalissimo tubo che trasporta metano come gli altri 32 mila chilometri già presenti in Italia.

- Il cambiamento climatico. Il cambiamento climatico è un problema globale e riguarda tutti. Molti Paesi hanno investito sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica (CO2) ma in maniera troppo disomogenea senza un coordinamento globale e questo ha prodotto dei sbilanciamenti che rischiano di vanificare lo sforzo compiuto dalle nazioni più attente al problema. L’Italia emette l’1,7% dell’anidride carbonica prodotta nel mondo. L’entusiasmo espresso da molti politici italiani rappresenta delle evidenti distorsioni della realtà in quanto semplificano eccessivamente alcune soluzioni che se fossero realmente di così semplice applicazione e risolutive, avrebbero già risolti tutti i problemi mondiali legati all’energia e all’inquinamento. Purtroppo la problematica è molto più complessa e le grandi trasformazioni richiedono non solo tanti anni ma più che altro tanti investimenti, cosa che molti Paesi non si possono permettere.
- Il debito pubblico mondiale. Il mondo è indebitato con se stesso. Secondo alcune stime, il debito mondiale è dell’ordine di 300 mila miliardi (quello italiano è di circa 2,6 mila miliardi). Peggio dell’Italia per indebitamento rispetto al PIL c’è solo il Giappone, la Grecia, le Barbados e il Libano. Se si considera il debito pro-capite anche l’America è più indebitata di noi. Comunque ogni nazione, povera o ricca è indebitata e il suo debito è detenuto da qualcuno che in qualche modo può interferire sulle scelte politiche adottate dai governi. Basti pensare alla Banca Centrale Europea (BCE) che se da una parte compra i titoli di stato dei Paesi in difficoltà finanziaria, dall’altra rimane un organo non elettivo. La situazione italiana rimane comunque molto critica tanto che brevi oscillazione dello Spread fanno tramare i Governi che già si sostengono con una maggioranza sempre più ridotta. La pandemia ha inoltre così tanto aggravato la situazione che solo dai prossimi anni si inizierà a capire quanto realmente l’Italia sia diventata maggiormente dipendente dai mercati finanziari.
- I flussi migratori. I Paesi in guerra o estremamente poveri alimentano flussi migratori che quasi sempre vengono arginati con le armi o con la costruzione di muri tra i confini degli Stati. Nell’articolo l’Immigrazione viene approfondito l’argomento, comunque il concetto è che nessun Paese può sostenere un invasione incontrollata di persone provenienti da altri Paesi. Il problema dell’Italia non sono certo qualche centinaia di profughi soccorsi nell’Adriatico, ma le diverse migliaia di persone che sono arrivate in Italia negli anni scorsi senza controllo e senza un progetto per il loro collocamento, tanto che quelli arrivati sono ancora a carico della collettività e vivono dimenticati da tutti nei centri di accoglienza ed integrazione (Sai).
- Il potere delle multinazionali. Il Paese più ricco dovrebbe essere il Congo perché è pieno di cobalto, uno dei materiali usati nelle batterie e invece è uno dei Paesi più poveri al mondo tanto che sfruttano anche i bambini nelle miniere. E questo solo perché qualcuno deve guadagnare all’inverosimile. Oggi non basta più essere ricchi, alcuni vogliono il potere anche a costo che il resto dell’umanità muoia di fame.
- La guerra dei prodotti. La prima potenza al mondo è la Cina che produce una montagna di merce consumando una buona parte delle risorse energetiche mondiali, producendo una marea di immondizia e inquinando più di altre nazioni. Inoltre con i sui prodotti a basso costo crea povertà in altre nazioni e cosa peggiore la stragrande maggioranza dei Cinesi vivono sotto la soglia di povertà. L’Italia è forse una delle nazioni che più di altre ha subito l’invasione dei prodotti stranieri. Prima dalla Romania, poi dalla Cina, ora dall’Albania per le aziende italiane la concorrenza è sempre più invasiva e prepotente.
- La delocalizzazione. Ogni azienda è libera di chiudere una filiale di produzione e trasferire tutto in un’altra parte del mondo dove evidentemente hanno meno attenzione per l’ambiente, per i diritti sociali delle persone e offrono trattamenti di favoritismo. In circa un ventennio, l’Italia ha visto trasferire una gran parte della propria produzione all’estero, specialmente verso la Romania, la Polonia e l’Albania.
- La pandemia. L’emergenza mondiale dovuta al Covid 19 è un evidente segnale di quanto siano fragili gli equilibri tra l’uomo e l’ambiente. Probabilmente l’umanità corre costantemente dei rischi globali. Fino a pochi decenni fa c’era il timore di un olocausto nucleare, ora della pandemia, poi sarà un virus informatico e così via, come se si dovesse vivere in una costante emergenza.
- Il terrorismo. Non esiste Paese al Mondo che non sia esente dal rischio di un attacco terroristico. Ma è normale quando più della metà della popolazione mondiale vive in povertà o in schiavitù, ci sarà sempre qualcuno che cercherà in qualche modo di destabilizzare i Paesi responsabili.
- I social e le vendite online. Ormai ci sono società private tipo Amazon, Facebook, Booking ed altre che hanno dei redditi talmente alti che in certi casi superano i bilanci di molti Paesi. Il mercato è talmente squilibrato che paradossalmente un’azienda si potrebbe comprare anche alcune nazione in difficoltà economica.
- Gli aerei. Sarebbe interessante sviluppare una ricerca per capire quanto inquinano i circa 10.000 aerei che in ogni istante volano intorno al globo e che effetto hanno le loro scie di combustibile bruciato tra le nuvole.
- Il mangiare. In un mondo globale è inutile chiedersi da dove viene il cibo che si mangia in un Paese perché l’unica risposta certa è: “da tutto il mondo”. E così l’Italia ha perso anche parte delle sue tradizioni, quella del mangiare e bere buono e sano. Il mercato del cibo è talmente distorto che se si controlla la strada percorsa da alcuni prodotti si scoprono delle realtà talmente irragionevoli che sembra impossibile. Alcuni prodotti italiani vengono venduti al nord Europa ad un prezzo più alto perché sono più buoni di quelli provenienti da altri Paesi fuori dall’Europa. Gli altri Paesi fuori dall’Europa vendono invece i loro prodotti nei supermercati italiani perché hanno un prezzo più basso. E così in questa continua movimentazione delle merci in giro per mezzo mondo guadagnano un pochino tutti e il mondo globale appare sempre più un mercato libero e senza regole.

